Da Costa a Costa – L’omicidio di J.F. Kennedy
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Da Costa a Costa – L’omicidio di J.F. Kennedy

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S2E15. Episodio speciale: 22 novembre 1963

Per una settimana ci prendiamo una pausa dall’attualità per ripercorrere forse la giornata più traumatica e incredibile della storia politica statunitense del Novecento, i cui luoghi ho visitato durante il mio viaggio di giugno in Texas. È una storia che pensiamo di conoscerla a memoria, e invece molti di noi ne sanno pochissimo: soprattutto di tutti i dettagli che ne fanno un romanzo e di quelle cose – poche, ma importanti – che ancora non conosciamo.

Aveva quarantasei anni JFK quando fu assassinato, ed era Presidente degli Stati Uniti d’America da appena 1035 giorni. Fu ucciso a Dallas, in Texas, il 22 novembre del 1963 alle 12.30, mentre sfilava su una limousine decappottabile con la moglie Jacqueline, nella Dealey Plaza.
Alle 13.50 fu arrestato in un cinema poco distante dal luogo dell’attentato Lee Harvey Oswald, un ventiquattrenne originario di New Orleans di simpatie castriste. Quindi, alle 19.00 Oswald fu accusato di aver ucciso un poliziotto di Dallas che lo aveva fermato per un controllo dopo l’attentato a JFK; alle 23.30 seguì l’accusa di aver assassinato il presidente. Oswald si dichiarò tuttavia innocente e completamente estraneo all’attentato.
Due giorni dopo il suo arresto, il 24 novembre, nei sotterranei della centrale di polizia di Dallas, mentre veniva trasferito alla prigione della contea – e quindi senza che ci fosse stato il tempo di intentare a suo carico alcun processo – Lee Harvey Oswald fu a sua volta ucciso da Jack Ruby, che dichiarò di aver agito per vendicare la morte del presidente USA. Tuttavia Ruby era ritenuto vicino alla mafia italo-americana, e ciò diede adito alla teoria del complotto.
Infatti, nonostante Lee Harvey Oswald sia stato considerato l’unico assassino di Kennedy da tre inchieste ufficiali (quella dell’FBI del 1963, quella della Commissione Warren del 1964 e quella dell’United States House Select Committee on Assassinations del 1979), ancora oggi l’opinione pubblica americana e molti ricercatori sono divisi non solo sul reale movente dell’omicidio, ma anche sulla presenza di altri cecchini nella Dealey Plaza.
Strani suicidi, rivelazioni in punto di morte, testimonianze e interviste rese pubbliche postume hanno rinforzato nel corso degli anni le tesi complottiste.
È certo che JFK si era creato molti nemici. Infatti, man mano che assumeva confidenza col potere, Kennedy cominciò a perseguire una politica interna e internazionale in rotta di collisione con molti poteri occulti, statunitensi e non. È quindi indubbio che JFK era andato a cozzare fragorosamente contro potenziali mandanti del suo assassinio, e tutti con buoni motivi.

fonte WinStoria

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