Author: Dire.it

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Riina, ecco l’autore dei manifesti funebri: “Questa data vale più dell’11 settembre”

Riina, ecco l’autore dei manifesti funebri: “Questa data vale più dell’11 settembre”


NAPOLI – Si chiama Gianluigi Ciotola, ha 24 anni “sono un cantautore ma faccio l’operatore funebre“. Si descrive così il ragazzo che stamattina ha stamattina ha affisso 3 manifesti ad Ercolano (Napoli) per dare il “lieto annuncio” della morte di Totò Riina.

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“Palermo non è quella che viene descritta e voglio che tutto il mondo sappia la verità: non è terra di mafia e mandolini ma è la capitale della cultura“, dice Gianluigi, intercettato dall’agenzia Dire. Ed è proprio l’amore per la Sicilia “perché io nel mio cuore sono siciliano” ad averlo spinto stamattina a far affiggere quel manifesto funebre, dove, oltre alle foto di Falcone e Borsellino, ci sono scritti i nomi di decine di vittime innocenti della mafia. “Pensavo che i manifesti venissero strappati e invece per fortuna sono rimasti lì dove li ho attaccati”, spiega, rammaricandosi per le tante critiche ricevute per il gesto.

Un militante dei 5 Stelle mi ha detto che voglio farmi campagna elettorale“, sì perché il ragazzo oltre a “sognare di fare il cantautore” milita anche in Fratelli d’Italia, lista che sostenne, da candidato, alle ultime elezioni comunali ad Ercolano vinte poi dal Pd. E anche il sindaco di Ercolano, Ciro Buonajuto, a detta di Ciotola, avrebbe criticato i suoi manifesti: “dice che sono un mafioso, che solo i mafiosi festeggiano”.

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E lui ha festeggiato eccome “perché questa data la ricorderò come quella dell’11 settembre con le Torri Gemelle, forse di più”. La sua vuole essere una critica al sistema mafioso “per me la morte di Riina significa la vittoria dello Stato” ma anche una denuncia rispetto alla questione meridionale. “L’Italia deve essere unita una volta e per tutti. Solo così forse possiamo parlare di Italia”.

E lui, che si definisce “un borbonico di cuore” oggi è anche “fiero di essere italiano” e di “fotografarsi con il tricolore”. Per lui, Falcone doveva diventare “presidente della Repubblica. Ma purtroppo Riina è morto nella strage di via Lazio. Provenzano finì i colpi, magari oggi Falcone era Capo dello Stato”. “Non hai paura? Me lo stanno chiedendo in molti – risponde -. E io a loro dico che chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola”. Inutile ricordare la citazione.

17 novembre 2017

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Madrid ammette: “La mente degli attentati di Barcellona era un nostro informatore”

Madrid ammette: “La mente degli attentati di Barcellona era un nostro informatore”

ROMA – L’imam Abdelbaki Es Satty, ritenuto la mente degli attentati di Barcellona e Cambrils del 17 agosto, era stato un informatore dei servizi segreti spagnoli: la notizia, diffusa dal quotidiano ‘El Pais’, è stata confermata dai servizi segreti di Madrid.

L’intelligence aveva contattato Es Satty una prima volta durante un periodo di detenzione a Castellon, dove l’imam era stato incarcerato per traffico di droga nel 2014.

I servizi non hanno chiarito quanto tempo sia durato il rapporto di collaborazione né se Es Satty sia stato pagato. L’imam è morto il 16 agosto, nell’esplosione di un’abitazione usata dal commando per preparare gli attentati.

17 novembre 2017

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E’ morto Totò Riina; Ostia, attacco a circolo Pd; Caritas: 37% giovani a rischio povertà

E’ morto Totò Riina; Ostia, attacco a circolo Pd; Caritas: 37% giovani a rischio povertà


Ecco i titoli e il tg politico realizzato dall’agenzia Dire.

E’ MORTO RIINA, IL CAPO DI COSA NOSTRA

Questa notte, poco dopo le tre, è morto Toto’ Riina, il capo dei capi, il boss che fece guerra allo Stato e ordinò la morte di Falcone, Borsellino e Dalla Chiesa. Riina non è sopravvissuto agli ultimi due interventi e a cinque giorni di coma. Era ricoverato nel reparto detenuti dell’ospedale Maggiore di Parma, in regime di 41 bis ormai da 24 anni. I familiari non sono riusciti a vederlo prima della morte, nonostante il permesso straordinario accordato dal ministro della Giustizia Andrea Orlando viste le condizioni del detenuto.

OSTIA, A FUOCO PORTONE CIRCOLO PD

Il portone del circolo Pd di Ostia è andato a fuoco la notte scorsa. E’ stoto il senatore democratico Stefano Esposito, commissario del partito sul litorale romano a darne notizia. Intanto la Procura di Roma ha aperto una inchiesta a carico di ignoti. “Un abbraccio affettuoso a tutti i ragazzi del Pd di Ostia. Lo diciamo con forza: il Pd non si fa intimorire e non si fa minacciare”, ha detto il segretario Matteo Renzi in una diretta Facebook. Al circolo Pd di Ostia è arrivata anche la vicinanza del ministro della Giustizia Andrea Orlando e della sindaca di Roma, Virginia Raggi.

VIOLENZA DONNE, BOSCHI: 26 MILA CHIAMATE AL 1522

Da gennaio a ottobre di quest’anno sono state 26.481 le chiamate al numero verde antiviolenza 1522, l’84% sono arrivate da donne italiane, che nel 70% dei casi hanno figli. Lo riferisce la sottosegretaria alle Pari Opportunita’, Maria Elena Boschi, presentando a palazzo Chigi gli spot della nuova campagna di comunicazione per promuovere il numero gratuito antiviolenza e antistalking. Al numero verde si sono rivolte 4 mila vittime di violenza, 630 sono state le denunce di stalking.

CARITAS, IL 37% DEI GIOVANI A RISCHIO POVERTA’

Secondo il Rapporto 2017 di Caritas Italiana su povertà giovanili ed esclusione sociale “il futuro di molti giovani in Italia non è proiettato verso l’avvenire”. Nella fascia 18-34 anni è povero 1 su 10 e il rischio povertà ed esclusione sociale tocca il 37% dei giovani italiani. In crescita anche il numero complessivo di poveri, riferisce Agensir, incrementati del 165,2% in un decennio: nel 2016 le persone in grave povertà sono risultate essere 4 milioni 742mila.

17 novembre 2017

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Aidu: “Relazioni e incontro sono il futuro dell’università”

Aidu: “Relazioni e incontro sono il futuro dell’università”

ROMA – Relazione, dialogo, ascolto, speranza, pace, incontro, interculturalità. Sono queste le parole chiave di ‘Relazionalità e orientamento’, il convegno nazionale interassociativo organizzato dall’Associazione Italiana Docenti Universitari (Aidu), che si è svolto a Roma nell’aula Volpi della facoltà di Scienze della Formazione dell’università degli studi Roma Tre.

Una giornata di lavori voluta da Aidu assieme a Fuci, Unesu, Aimc, Uciim per discutere di università, ma soprattutto di università del futuro, capace di rimettere al centro della sua missione la relazione, per favorire l’orientamento dei suoi studenti nella scelta di un futuro in linea con le proprie aspettative. Ad introdurre e presiedere i lavori il past president dell’Aidu Gian Cesare Romagnoli, che ha posto l’accento sulla necessità di fare in modo che le università non diventino “la tomba della speranza”.

Una parola ripresa anche dal direttore dell’Ufficio Nazionale per l’Educazione cattolica, la Scuola e l’Università Ernesto Diaco: “Papa Francesco, quando circa un mese fa ha fatto visita alla comunità e all’ateneo di Bologna, chiedeva all’università di farsi carico di tre diritti: diritto alla cultura, alla speranza e alla pace. Un’università che deve individuare le luci nel buio, per diffondere un sapere umano e umanizzante, direi anche un’esperienza di studio. Studio che serve a porsi delle domande, a cercare un senso nelle cose, perché è attraverso queste strade che tutti noi possiamo scoprire il nostro posto nel mondo”.

Relazionalità che, secondo monsignor Mariano Crociata, presidente della Commissione Episcopale per l’Educazione cattolica, la Scuola e l’Università, parte dalla dimensione del rapporto di Gesù con Dio e delle relazioni che il Gesù storico ha costruito a partire dalla relazione “sorgiva e generativa con il padre”.

Donati: “L’indifferenza porta alla mancanza di relazioni”

Una capacità che, secondo il professore dell’università di Bologna Pierpaolo Donati, si può sviluppare solo possedendo “un’etica della prima persona”, che risiede nel rapporto con se stessi, e “un’etica della seconda persona, della relazione in quanto alterità, cioè di chi sono io per gli altri, per lo Stato italiano, per l’università, per le istituzioni, per lo Stato italiano in generale”. Secondo il professor Donati “non abbiamo cultura delle relazioni” perché “nel multiculturalismo siamo tutti indifferenti, nel senso che esistono le differenze ma non contano”. Indifferenza che porta alla “mancanza di relazioni”. Per questo “noi non parliamo di multiculturalismo- sottolinea Donati- ma di interculturalità, trovare l’inter fra le culture e puntare su ciò che esiste fra le relazioni”.

Un approccio nuovo che entra in un Paese che, come rileva il presidente di AlmaLaurea prof. Ivano Dionigi, vive “il duplice paradosso di avere meno laureati tra tutti i Paesi Ocse, quelli che abbiamo non trovano lavoro e quelli che lavorano devono rassegnarsi a fare altro”


Cipriani: “E’ necessaria una maggiore relazionalità tra le persone”

“Quello che non funziona all’interno dell’università è soprattutto il rapporto tra le persone- spiega a diregiovani.it il presidente Aidu e ordinario di Sociologia a Roma Tre Roberto Cipriani-. Ci si frequenta poco, anzi lo studente all’università va pochissimo, vanno poco anche i docenti. E’ necessaria una maggiore relazionalità tra le persone, tra gli studenti, tra i docenti, e tra gli studenti e i docenti, finalizzata anche alla ricerca dell’occupazione. Non basta conoscere le proprie materie, occorre anche specializzarsi nei rapporti umani, saperli coltivare, saper far leva su di essi, per poter trovare soluzioni ai problemi personali. L’idea è far sì che si ponga più attenzione, sia da parte dei docenti che da parte degli studenti, alla dimensione dell’incontro, del dialogo del confronto della collaborazione, dell’imparare in forma cooperativa”.

Gesualdi: “L’obiettivo della scuola di Barbiana  era rendere i ragazzi cittadini sovrani”

Una spinta che si ritrova nell’esperienza della scuola di Barbiana di don Lorenzo Milani. E quest’anno, in occasione del cinquantesimo anniversario della morte, il Premio Aidu ‘Humboldt-Newman’ 2017, intitolato a due grandi innovatori del sistema universitario, è stato assegnato alla fondazione don Lorenzo Milani e alla Scuola di Barbiana. A ritirare il premio Sandra Gesualdi, figlia di un allievo di don Milani che ha curato anche la pubblicazione di una serie di immagini di repertorio della Scuola di Barbiana, di proprietà della fondazione: “La scuola di Barbiana era una comunità di competenze, i ragazzi erano posti al centro, c’erano le aule diffuse– spiega nel corso del convegno Gesualdi-. L’obiettivo principale era rendere i ragazzi cittadini sovrani. La relazione a Barbiana era fondamentale, come si capisce dalla frase di don Milani ‘Non vivo che per vederli aprirsi sbocciare e crescere’. Nella prospettiva che ognuno dei ragazzi avesse qualcosa di geniale e che il buon maestro è quello che riesce a tirarlo fuori”. E i ragazzi di Barbiana di oggi sono, secondo Affinati, i giovani immigrati che arrivano nel nostro Paese, per i quali “l’insegnamento di don Milani acquista un significato ancora più forte”.

Affinati: “La qualità scolastica si misura dall’autenticità del rapporto tra docente e studente”

Insegnamenti che Affinati applica, nel solco di Barbiana, nella scuola Penny Wirton, in cui, insieme alla moglie, insegna italiano agli stranieri. “Don Milani era un grande italiano- sottolinea Affinati-. Per scrivere ‘L’uomo del futuro’ sono andato nei luoghi in cui ha svolto le sue attività, per vedere cosa resta di lui”. E sulla sua esperienza di insegnante racconta: “Nella nostra scuola non ci sono classi, voti e burocrazie. Il rapporto è uno a uno. Sono convinto che la qualità scolastica si misuri dall’autenticità del rapporto tra docente e studente. Nella qualità della relazione umana che bisogna curare in classe. Nella capacità di accettazione dell’acquisizione di libertà da parte dello studente che ogni bravo insegnante deve avere”.

17 novembre 2017

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Riina, Pino Maniaci: “Messina Denaro? No, il nuovo capo sarà Leoluca Bagarella”

Riina, Pino Maniaci: “Messina Denaro? No, il nuovo capo sarà Leoluca Bagarella”

ROMA – La morte di Totò Riina “è una festa nazionale“, il suo erede “è Leoluca Bagarella, non Matteo Messina Denaro“. Ne è convinto Pino Maniaci, il cronista antimafia direttore dell’emittente tv siciliana Telejato, finito anche lui sotto inchiesta con l’accusa di estorsione (il 20 novembre la prima udienza).

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“Con il mio tg abbiamo cazzeggiato dando i numeri della cabala- ha detto- Il 17, 11, 2017, il 3 e il 37 perché dicono che è morto a quell’ora. E poi il 47 e il 20, per una bella cinquina vincente”. Maniaci si fa però più serio quando torna a parlare del futuro: “Per la mafia morto un Papa se ne fa un altro. La mafia aspettava questa dipartita per poter riunire la commissione, che non lo faceva da 24 anni, cioè da quando hanno arrestato Riina, per poter rinnovare i vertici di Cosa Nostra”.

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Per Maniaci “l’erede di Riina è Leoluca Bagarella, il fratello di Ninetta. E non Mattia Messina Denaro”. E ancora: “Che la mafia abbia subito duri colpi è evidente a tutti. Che la mafia sia allo sbando è sotto occhio di tutti. Ora vediamo che succede, la mafia ha subito ma non è vinta. Mafia non è morta, anche se Riina non c’è più“.

La Sicilia, continua il direttore della emittente siciliana, “è formata da 5 milioni di persone, i mafiosi sono 5mila pezzi di merda, che insieme fanno una montagna di merda come diceva Peppino Impastato. Per 5mila malavitosi, questa terra non puo’ essere sempre etichettata allo stesso modo”.

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Ma in Sicilia c’è ancora un’aria “di paura, di omertà. Quando andiamo a Corleone per intervistare la gente, tutti scappano, nessuno sa niente. C’è ancora tanta paura, tanta omertà. Ci sono anche persone che alzano la testa, che cercano di uscire dall’essere soggiogati, ma ancora vale il ‘fatti i cazzi tuoi e campi in pace’. Oggi la Sicilia si è tolta un peso dallo stomaco, non c’è più questo capo carismatico, la figura che ha lacerato questa terra, ma c’è sempre pericolo e la domanda di chi sarà il prossimo”.

17 novembre 2017

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A fuoco portone Pd di Ostia antica; Domenica ballottaggio nel Municipio X; Sabato derby Roma-Lazio

A fuoco portone Pd di Ostia antica; Domenica ballottaggio nel Municipio X; Sabato derby Roma-Lazio

https://youtu.be/J-6Vw_VLnZs

Ecco i titoli del Tg Roma e Lazio dell’edizione di oggi

OSTIA ANTICA, A FUOCO PORTONE CIRCOLO PD: CONDANNA UNANIME

Incendiato nella notte l’ingresso della sede del Partito democratico ad Ostia, dove domenica si svolgera’ il ballottaggio per l’elezione del presidente del X Municipio. Al momento non e’ esclusa nessuna ipotesi anche se, sul luogo dell’incendio, non sono stati rinvenuti contenitori di liquido infiammabile o tracce di benzina. Unanime la solidarieta’ del mondo politico. “Il Pd non si fara’ intimorire” ha detto il segretario del Partito democratico, Matteo Renzi. “Lo Stato e’ piu’ forte e non ha paura” ha sottolineato il governatore Nicola Zingaretti, mentre per il sindaco di Roma, Virginia Raggi, e’ il momento di essere “tutti uniti nella condanna di un vile atto intimidatorio”.

OSTIA. DOMENICA IL BALLOTTAGGIO, SFIDA DI PILLO-PICCA

Torneranno al seggio domenica i cittadini del X Municipio di Roma chiamati a scegliere il loro minisindaco dopo il periodo di commissariamento per infiltrazioni mafiose. La sfida al ballottaggio e’ tra la candidata del Movimento 5 Stelle, Giuliana Di Pillo, che al primo turno ha raccolto il 30,2% delle preferenze, e Monica Picca del centrodestra con il 26,6%. Urne aperte dalle 7 alle 23 nelle 183 sezioni. Come annunciato dal ministro dell’Interno, Marco Minniti, i seggi saranno presidiati da agenti in borghese che avranno il compito di impedire che ci possa essere qualunque forma di condizionamento.

SCUOLA, CAMPIDOGLIO: 547 NUOVI INSEGNANTI ENTRO IL 2019

Entro il 2019 verranno assunti 547 nuovi insegnanti ed educatori. È quanto prevede il nuovo Piano assunzionale 2017-2019 per gli operatori delle scuola d’infanzia e degli asili nido di Roma Capitale. Queste nuove assunzioni vanno ad aggiungersi alle 1.212 gia’ effettuate e porteranno all’esaurimento delle relative graduatorie dei vincitori di concorso e degli idonei. “Finalmente garantiamo un innalzamento decisivo del livello di offerta educativa grazie all’ingresso di nuove professionalita’” ha commentato il sindaco di Roma, Virginia Raggi.

DOMANI IL DERBY ROMA-LAZIO, PIANO SICUREZZA CON 35 PATTUGLIE

Domani alle 18 allo Stadio Olimpico andra’ in scena il derby Roma-Lazio. I giallorossi hanno recuperato Radja Nainggolan, mentre tra i biancocelesti e’ ancora in forse l’impiego di Ciro Immobile dopo l’infortunio rimediato in Nazionale. Intanto oggi in Questura e’ stato fatto il punto sulla sicurezza. All’Olimpico saranno allestite 4 aree di sicurezza all’interno delle quali opereranno 15 nuclei di pronto intervento e 35 pattuglie della Polizia. Tutte le aree verdi saranno bonificate gia’ da questa notte.

17 novembre 2017

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Fine vita, Mina Welby: “Parole di Papa Francesco sono già nel catechismo”

Fine vita, Mina Welby: “Parole di Papa Francesco sono già nel catechismo”


ROMA – Nessuna storica apertura, “quanto detto da Papa Francesco è già nel Catechismo”. Mina Welby approva con moderazione le parole dette dal Pontefice a proposito della sospensione delle cure quando non servono più: “È dunque moralmente lecito rinunciare all’applicazione di mezzi terapeutici, o sospenderli- ha detto Francesco- quando il loro impiego non corrisponde a quel criterio etico e umanistico che verrà in seguito definito ‘proporzionalità delle cure’”.

Quanto detto dal Papa è già scritto in breve nell’articolo 2278 del Catechismo: ‘quando le cure sono pesanti, onerose, dolorose e non servono più per lasalute, per guarigione del malato si possono interrompere. Si accetta di non poterla impedire. È la volonta che deve essere espressa dal malato stesso’. Questo è quanto riporta l’articolo”, ha detto Welby, interpellata dall’agenzia Dire.

Quanto detto dal Papa “non è una cosa estemporanea, non ha detto una cosa nuova, molti si sono svegliati adesso, ad un certo punto non ho capito perché debba intervenire il Capo della Chiesa che sta nel diritto del cittadino, e la nostra costituzione dice la stessa cosa“.

LEGGI ANCHE: Fine vita, storica apertura di Papa Francesco: “Moralmente lecito sospendere le cure”

La moglie di Piergiorgio Welby non sa se le parole del Papa “possano avere influenza sui politici”. Le società nazionali e internazionali “affermano che i trattamenti di nutrizione e idratazione sono sanitari, e possono essere rifiutati. Sono le persone anziane che non ce la fanno piu e rifiutano il cibo. Nessuno puo’ essere costretto, a inghiottire e a mangiare con il sondino“.

Personalmente Welby non vorrebbe essere nutrita artificialmente: “Non vorrei riceverla- ha detto- L’ho visto messo a mio marito, lo ha accettato e voluto, diceva ‘non sono pronto’. Lui iniziava a lavorare per difendere il diritto delle persone di poter avere la legge sul biotestamento. Lo aveva chiesto nel 2002 al comitato nazionale di bioetica. E all’epoca c’era ancora l’obbligo della nutrizione artificiale”.

Papa Francesco ha detto di poter “rifiutare le cure o di interromperle, ma Papa Giovanni Paolo II nella sua gravissima malattia si era rifiutato di ricevere le cure mediche“. Le desistenze terapeutiche, le interruzioni delle cure, “è eutanasia passiva”.

Papa Francesco, ribadisce, “non ha detto nulla di nuovo, ha solo sottolineato il diritto del paziente di rifiutare le cure invasive e inutili, futili. Così è accanimento”. Il medico deve “ascoltare il paziente e fare quello che chiede. Se ne accetta l’opinione, viene ancora più esaltata la dignità del medico. Che non è solo un tecnico ma è umano”.

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Il dottor Riccio, che seguiva suo marito Piergiorgio, “ha avuto pensieri difficili però non li ha espressi, lui ha accettato la volontà di mio marito. E aveva chiesto tempo prima di far entrare nelle sue vene la sedazione che è l’addormentamento che avviene prima dell’operazione, per non sentire il soffocamento”.

Quindi, nessuna apertura storica: “Ci sono stati anche altri papi che sono intervenuti su questo. Analizziamo la volontà di Giovanni Paolo II, lo ha fatto con la pratica. E Paolo VI,c he ammirava la scienza medica, le tecnologie nuove. Lui diceva che la medicina ha tante possibilità per allungare la vita, ma non è detto che debbano essere usate tutte. E poi Pio XII, che chiedeva ai medici non risparmiare con la morfina, perché i dolori non danno benessere al malato e non aiutano ad avere una morte dignitosa. E lo ha detto 80 volte”.

Il Papa, ha concluso Mina Welby, “ha detto cose umane, a parlare è stato l’uomo Bergoglio. Lui molte volte parla da uomo e non da capo della Chiesa. E secondo me fa bene”.

17 novembre 2017

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A Ostia è sfida M5S-centrodestra. Gli elettori del Pd: “Turiamoci il naso e votiamo 5 Stelle”

A Ostia è sfida M5S-centrodestra. Gli elettori del Pd: “Turiamoci il naso e votiamo 5 Stelle”

ROMA – “Turiamoci il naso e votiamo 5 Stelle”. Si potrebbero sintetizzare così le intenzioni degli elettori Pd nel X Municipio di Roma per il ballottaggio di domenica. L’agenzia Dire ha raccolto le voci di alcuni democratici che dovranno decidere se far diventare presidente del Municipio Giuliana Di Pillo per il Movimento 5 Stelle o Monica Picca di Fratelli d’Italia per il centrodestra. I voti di chi ha scelto Pd il 5 novembre scorso – quasi il 14% delle preferenze – ora potrebbero fare la differenza nella corsa che vede le due candidate a pochi punti di distanza. Ufficialmente dal Partito non è arrivata alcuna indicazione.

Nelle strade ecco il pensiero della gente

“Pur di non far vincere la destra voterò 5 stelle turandomi il naso”, ha detto un giovane. “Il voto lo ritengo un dovere. Al momento però non ho una risposta definitiva- ha affermato invece una signora- Come persona di sinistra mi spaventa il voto al centrodestra e mi spaventa ancora di più il legame tra famiglie in odore di mafia e partiti associati alla destra. Soprattutto gli ultimi avvenimenti legati al clan Spada mi fanno riflettere e mi lasciano perplessa. Quindi, se deciderò di votare 5 stelle lo farò, ma tappandomi il naso“.

Leggi: Il Municipio che verrà, i due scenari possibili

Molti anche quelli che non andranno a votare e chi andrà a votare ma lascerà la scheda in bianco, annullandola

“Ci devo riflettere ancora, ma ho proprio un rifiuto per andare a votare, non mi sento rappresentata dai 5 stelle e tantomeno dalla destra. Molto probabilmente voterò scheda bianca”, ha spiegato un’altra signora. “Io non vorrei votare. Per la destra non ci penso minimamente, e i 5 stelle mi danno una sensazione a pelle di incapacità. Alla fine però- ha commentato un signore- potrei farlo, anche se è un po’ come il marito che si castra per fare un dispetto alla moglie…”. Comunque “a prescindere dalle posizioni sono contenta che al ballottaggio ci siano due donne e soprattutto due insegnanti, perché credo che avranno più propensione ad ascoltare le persone”, ha concluso sempre una elettrice ‘democratica’.

Leggi qui: Municipio X, i risultati del 5 novembre

Leggi anche: Picca e Di Pillo cercano i voti degli astenuti. Domenica vincerà comunque l’astensionismo

17 novembre 2017

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Dura la vita da ispettore del lavoro: “Noi insultati e maltrattati”

Dura la vita da ispettore del lavoro: “Noi insultati e maltrattati”


BOLOGNA – Non solo tagli e pochi mezzi, ma anche condizioni lavorative peggiorate in un mondo, quello del lavoro, sempre più teso e a rischio, tra minacce, insulti e aggressioni fisiche. È la fotografia che descrivono gli ispettori del lavoro di Bologna, scesi in piazza questa mattina in piazza Roosevelt, davanti alla Prefettura, nell’ambito della mobilitazione nazionale proclamata dai sindacati del pubblico impiego Fp-Cgil, Cisl Fp, Uilpa e Flp.

Si ritrovano in 50 a protestare contro i tagli al fondo produttività (50% in meno, cioè sette milioni in meno) e la nuova organizzazione (suddivisa tra Ispettorato nazionale del lavoro e Agenzia nazionale politiche attive del lavoro), attiva dall’1 gennaio 2017. Ma non c’è solo la questione economica: fare l’ispettore del lavoro è diventato sempre più difficile, soprattutto negli ultimi anni.

“SE ANDIAMO NEI NEGOZI ANCHE I CLIENTI CI DISPREZZANO”

Siamo insultati e maltrattati quando andiamo nelle aziende– spiega Maurizia Monti, responsabile vigilanza dell’Ispettorato del lavoro di Bologna- e non maltrattano o insultano noi, ma lo Stato che rappresentiamo”. Atteggiamento che non si limita solo ai ‘controllati’: “Se andiamo a ispezionare un pubblico esercizio notiamo disprezzo anche nella clientela, perchè magari facciamo tardare un attimo il servizio”. Gli altri manifestanti confermano, denunciando condizioni sempre più difficili.

A VOLTE MINACCE PESANTI E AGGRESSIONI

Qualcuno accenna anche ad aggressioni fisiche. “Qualche collega è stato minacciato anche pesantemente– aggiunge Monti- tocchiamo con mano uno scadimento del senso della legalità che dovrebbe preoccupare”. Le tutele sono “inesistenti- spiega Claudio Salerno dell’Rsu- siamo in grossissima difficoltà quando troviamo caporali o lavoratori clandestini“.


SENZA COMPUTER E SENZA MEZZI. E LA BENZINA VIENE RIMBORSATA COME NEGLI ANNI ’80

Le difficoltà ‘di lavoro’ degli Ispettori del lavoro non si esauriscono solo nel mancato riconoscimento del ruolo sociale. Oltre al taglio dei fondi, mancano computer, software aggiornati, mezzi e formazione. Oltre agli strumenti di lavoro, infatti, gli ispettori infatti devono spostarsi con mezzi propri e sono rimborsati solo parzialmente. “Non ci vengono dati strumenti per contrastare in modo serio le distorsioni del mercato del lavoro degli ultimi anni- spiega Luciano Schiavo- basti pensare che i nostri rimborsi chilometrici sono basati su criteri stabiliti negli anni ’80“. Una protesta analoga è avvenuta in contemporanea nelle prefetture di Modena e Rimini e Reggio Emilia.

di Davide Landi, giornalista

17 novembre 2017

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“Ne danno il lieto annuncio…” a Ercolano manifesti funebri contro il boss di Cosa Nostra

“Ne danno il lieto annuncio…” a Ercolano manifesti funebri contro il boss di Cosa Nostra


NAPOLI – “E’ morto Salvatore Riina, di anni 87. Ne danno il liete annuncio Giovanni Falcone, Paolo Borsellino… e tutte le vittime innocenti della mafia”. E’ il testo di un manifesto funebre apparso tra le strade del centro di Ercolano (Napoli).

Sul volantino, la cui firma è rimasta ancora anonima, ci sono anche le foto dei due giudici siciliani ammazzati da Cosa Nostra.

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17 novembre 2017

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Sifo a congresso, il farmacista nel futuro del sistema salute

Sifo a congresso, il farmacista nel futuro del sistema salute

ROMA – Mentre sta profondamente cambiando il mondo delle cure, dei farmaci, dei sistemi organizzativi e dell’innovazione, la professione del farmacista ospedaliero si interroga sul suo ruolo all’interno del mutamento in atto. Il 38esimo Congresso della Società Italiana di Farmacia Ospedaliera (Sifo), che si terrà a Roma il prossimo 23-26 novembre (Hotel Rome Cavalieri) metterà al centro della sua riflessione proprio ‘Il farmacista nel futuro del Sistema Salute’. Un titolo specifico capace di coinvolgere l’interesse di un ambito molto vasto di professionisti, di specialisti e di osservatori del nostro sistema sanitario perché vuole interrogare e approfondire il ‘domani’ del nostro Ssn alla luce di ciò che già oggi si può definire e intuire come strada del cambiamento e dell’innovazione.

Simona Creazzola

“Il messaggio che Sifo intende lanciare durante il Congresso di Roma, sarà in continuità con il percorso già sviluppato negli ultimi anni”, dichiara Simona Creazzola, presidente nazionale Sifo, “I farmacisti sanno, di fronte alle importanti emergenze di crisi e cambiamento del SSN, di dover ‘fare quadrato’ con tutti gli attori coinvolti, per la salvaguardia della salute e a difesa del nostro Servizio Sanitario Nazionale. Oggi ci sentiamo più che mai pronti ad assumerci le responsabilità connesse alla rilevanza del nostro profilo professionale, lavorando in sinergia con gli altri stakeholders in una logica funzionale di integrazione delle competenze. E’ ormai chiaro che gli stessi decision makers sono certi che valorizzare e consolidare la figura del farmacista del SSN sia un elemento strategico per il successo delle azioni di politica sanitaria e per garantire la sostenibilità del sistema; dal canto nostro siamo consapevoli delle responsabilità che ne derivano e siamo pronti ad attivare ulteriori azioni per ottimizzare l’apporto offerto dalla nostra professione. Al farmacista del Ssn, infatti, si chiedono sempre più conoscenze e competenze, versatilità nel recepimento dei cambiamenti, acquisizione di responsabilità maggiori”.

“Come professionisti- conclude il presidente Creazzola- siamo pronti a giocare la nostra parte, ma occorre riconoscimento istituzionale in tutti gli ambiti di nuova attività e competenza e investimenti conseguenti da parte delle istituzioni”. Per seguire questa impostazione di alto profilo nazionale, l’assise della Sifo vedrà nella sua giornata inaugurale (il 23 novembre) i rappresentanti politici, del Governo, delle Istituzioni, del Ministero, delle Regioni, dell’Aifa e di Farmindustria dialogare per cercare di delineare quale sarà la vision futura per il Ssn e per la professione del Farmacista Ospedaliero. Per l’evento di apertura Congressuale sono stati invitati il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ed il Governatore del Lazio, Nicola Zingaretti. Insieme a loro anche il Sottosegretario al Miur, Vito de Filippo, il Presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, il Direttore Generale di Aifa, Mario Melazzini, il Segretario Generale di Cittadinanza Attiva, Antonio Gaudioso.

Il congresso avrà anche l’onore di proporre la lettura magistrale del presidente dell’AIFA, Stefano Vella, su ‘Dall’Aids alla Salute Globale: un modello per l’accesso universale ai Farmaci’, evento centrale di un simposio che già si preannuncia come strategico per il dibattito sul futuro del ‘sistema salute’. Nelle giornate congressuali si susseguiranno sessioni sui temi nevralgici dell’innovazione, della ricerca e della gestione, iniziando dall’analisi del nuovo Decreto Gelli sulla responsabilità professionale all’innovazione terapeutica, dai dispositivi medici innovativi ai vaccini, dalla cannabis per uso terapeutico alle nuove frontiere della medicina di precisione in oncologia, dal ruolo del farmacista nei processi di acquisizione dei beni sanitari alla gestione dei dati in campo sanitario, dando in quest’ultimo evento ampio spazio a un tema particolarmente delicato come la real world evidence e l’integrazione dei database nazionali.

Arturo Cavaliere

Nell’epoca delle comunicazioni condivise anche lo stile con cui Sifo avvia il suo Congresso sarà particolarmente collaborativo e dinamico: “Lo stile che ci contraddistingue per i nostri lavori è quello della condivisione di idee e di obiettivi messi a sistema con il contributo di figure professionali multidisciplinari”, è la precisazione di Arturo Cavaliere, Presidente del Comitato Organizzatore del Congresso di Roma. “Nel nostro Comitato abbiamo voluto la presenza qualificata di professionisti di alto valore provenienti da altri ambiti professionali ed a questi abbiamo aggiunto anche la forte rappresentanza dei cittadini che sono i veri attori centrali del sistema sanitario. Credo che l’apporto di idee e competenze e di nuovi modelli di interscambio professionale abbia sortito un programma di alto contenuto scientifico tutto da seguire”.

Così nel Comitato Scientifico – presieduto da Piera Polidori, farmacista dell’Ismett di Palermo – ci sono i nomi di Marcella Marletta (Ministero Salute), Walter Ricciardi (Iss), Giovanna Scroccaro (Servizio del Farmaco, Regione Veneto), Tonino Aceti (Cittadinanzattiva), Marina Cerbo (Agenas), Lorella Lombardozzi (Regione Lazio), Roberta Di Turi (Sinafo), Annarosa Marra (AIFA), solo per citare alcuni degli esperti che hanno contribuito a sviluppare il programma congressuale. Particolare attenzione è stata poi data nel programma alle best practice, “un argomento”, precisa il Presidente del Comitato Organizzatore, “su cui Sifo è impegnato da tempo con le numerose aree scientifiche che sono abitualmente concentrate durante l’anno e che durante il Congresso giungono così a sintetizzare il lavoro svolto”.

E Cavaliere aggiunge: “Voglio inoltre ricordare che il Congresso si chiuderà con il confronto con i colleghi europei per cercare di identificare insieme percorsi comuni per tutti quei giovani che desiderano percorrere la bellissima strada della nostra professione”. L’ultima plenaria Sifo darà vita infatti al Confronto europeo sugli Statement della farmacia ospedaliera, simposio che ha l’obiettivo di identificare il futuro dei giovani farmacisti a cui parteciperanno anche rappresentanti delle associazioni europee di farmacisti. A conferma dell’attenzione verso i giovani professionisti, il Congresso Sifo si concluderà domenica 26 novembre con la consegna dei premi per i migliori e più innovativi Poster in Farmacia ospedaliera.

17 novembre 2017

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Superbatteri, Italia maglia nera in Ue per germi resistenti ad antibiotici

Superbatteri, Italia maglia nera in Ue per germi resistenti ad antibiotici


SANTA MARGHERITA LIGURE – L’Italia, assieme alla Grecia, è la maglia nera in Europa per incidenza delle principali infezioni da germi resistenti agli antibiotici. Il rischio è quello di entrare in un’era post-antibiotica in cui anche banali infezioni possono mettere a rischio la vita.

L’allarme viene lanciato oggi da Santa Margherita Ligure dai maggiori infettivologi italiani della Sita (Società italiana di terapia antinfettiva) riuniti per l’International meeting on antimicrobial chemotherapy in clinical practice, in vista della giornata europea sulla consapevolezza dell’uso degli antibiotici prevista il prossimo sabato 18 novembre. L’emergenza di certo non è solo italiana: l’antibiotico-resistenza, infatti, è stata una delle tre priorità al centro del recente G7 dei ministri della Salute a Milano.

Per gli infettivologi italiani, se non si intensificano gli sforzi, se non si destinano risorse adeguate, se si pongono troppi vincoli all’uso dei nuovi antibiotici, se merci e pazienti non si impegnano a usare gli antibiotici in modo appropriato, l’avanzata dei “superbatteri” come il Kpc (klebsiella pneumoniae carbapenemasi-produttrice) potrebbe essere inarrestabile.

“L’Italia è sta ufficialmente richiamata dal Centro europeo per il controllo delle malattie che ci ha contestato un impegno non adeguato per contrastare le resistenze antibiotiche- denuncia Claudio Viscoli, presidente della Sita e direttore della Clinica malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova- l’uso degli antibiotici quando non necessario è collegato all’aumento di resistenze. Gli antibiotici sono un’arma miracolosa ma non dobbiamo abusarne altrimenti il rimedio rischia di non funzionare più”.

Negli ospedali dell’Unione europea, fino al 50% degli antibiotici viene usato in modo eccessivo o inappropriato. In questo contesto, l’Italia è uno dei Paesi in cui si registra il maggior consumo di antibiotici con 27,8 ogni mille abitanti al giorno.


Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità agli attuali tassi di incremento delle antibiotico-resistenze da qui al 2050 i superbatteri provocheranno almeno 10 milioni di decessi all’anno, diventando la prima causa di morte nel mondo. Già oggi in Europa si verificano 4 milioni di infezioni di questo genere all’anno con 25.000 decessi, che salgono a 700.000 in tutto il mondo. In Italia, invece, le infezioni di questa tipologia colpiscono 284.000 pazienti all’anno, tra il 7% e il 10% dei ricoverati, causando tra i 4.500 e i 7.000 decessi.

Oltre la sofferenza umana, c’è anche un aspetto economico, come ricorda il professor Viscoli: “Cinque giorni di ricovero in ospedale costano circa 2.500 euro a paziente. Qualunque tipo di intervento per ridurre l’insorgere di infezioni e lunghi ricoveri si paga da solo”.

All’interno degli ospedali, il luogo di principale diffusione dei superbatteri sono le terapie intensive: “Una vera e propria ludoteca per i batteri- denuncia Matteo Bassetti, dell’Azienda sanitaria universitaria integrata di Udine e vicepresidente della Sita- qui troviamo il peggio dal punto di vista delle resistenze”.

Ma tra i principali obiettivi da raggiungere c’è anche un forte contrasto al fenomeno dell’evasione dei germi dall’ospedale al territorio: gli ambienti più fertili, in questo senso, sono le residenze per gli anziani e le strutture per i lungodegenti. “All’interno di questi setting- prosegue Bassetti- i pazienti portatori di germi resistenti rappresentano oltre il 50% dei casi”.

Infine, conclude l’infettivologo, “c’è il problema completamente esterno a ogni tipo di situazione ospedaliera, rappresentato da tutte quelle infezioni che si verificano nei soggetti anche senza fattori di rischio per un germe resistente. Ad esempio, il 10% delle donne affette da cistite lo può acquisire da un germe resistente e non può più essere curata dal medico di base facendosi prescrivere a casa un antibiotico”.


ECCO ANTARCTICA, ALLEANZA EUROPEA CONTRO SUPER BATTERI

Un’alleanza contro le antibiotico-resistenze nelle terapie intensive. E’ quella che verrà lanciata sabato prossimo in occasione della Giornata europea degli antibiotici da due importanti società scientifiche europee, Escmid (European society of clinical microbiology and infectious diseases) e Esicm (European society of intensive medicine).

La presentazione in anteprima è avvenuta questa mattina a Santa Margherita Ligure (Genova), in occasione dell’International meeting on antimicrobial chemotherapy in clinical practice organizzato dalla Società italiana di terapia antinfettiva (Sita). Il progetto si chiamerà Antarctica (acronimo di Antiimicrobial resistance critical care), ed è un invito a tutti gli specialisti ad utilizzare meglio gli antibiotici negli ambienti ospedalieri di terapia intensiva, migliorando le tecniche di diagnosi e cura, cercando di avere più dati microbiologici per capire quali siano i germi che circolano nelle strutture ospedaliere, e promuovere nuovi studi clinici condotti specificatamente sull’uso dei nuovi antibiotici nelle terapie intensive.

“Le terapie intensive sono una vera e propria ludoteca per i batteri- denuncia Matteo Bassetti, dell’Azienda sanitaria universitaria integrata di Udine e vicepresidente della Sita- qui troviamo il peggio dal punto di vista delle resistenze”.

Nonostante esistano prove scientifiche sui benefici derivanti dalla diminuzione dell’uso di antibiotici, infatti, una riduzione del loro utilizzo viene applicata solo nel 20-50% dei casi dei pazienti ricoverati in terapia intensiva. L’alleanza Antarctica ha messo a punto un vero e proprio piano strategico, articolato in quattro ambiti (stratificazione del rischio, diagnosi, terapia, prevenzione), che ha per obiettivi: promuovere un migliore uso degli antibiotici, migliorare le tecniche di diagnosi e cura, incrementare gli studi clinici sui nuovi antibiotici all’interno delle terapie intensive e favorire la raccolta di dati europei di sorveglianza che permettano di conoscere quali e quanti germi resistenti circolino negli ospedali e nelle terapie intensive.

Altro scenario di crisi è rappresentato dalle strutture per lungodegenti o case di riposo, dove si crea l’habitat perfetto per la resistenza microbica a causa dell’affollamento, dell’uso massiccio di antibiotici e dello scarso controllo. Per rispondere alla massiccia offensiva dei superbatteri, e in particolare del superbatterio killer Kpc, la Sita ha messo a punto le prime “Linee Guida” che forniscono alcuni suggerimenti su come gestire al meglio le infezioni dal punto di vista della prevenzione e della terapia.

Oltre all’importanza di controllare i fattori di rischio -attraverso isolamento dei pazienti infetti, igienizzazione di mani, attrezzature e ambienti sanitari- le “Linee Guida” sottolineano la necessità di trattare queste infezioni con cocktail di antibiotici diversi, nell’auspicio che almeno uno funzioni e in modo che comunque si potenzino uno con l’altro.

 

 

17 novembre 2017

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Violenza sulle donne, Boschi: “In 10 mesi più di 26mila richieste di aiuto al 1522”

Violenza sulle donne, Boschi: “In 10 mesi più di 26mila richieste di aiuto al 1522”

ROMA – Nei primi dieci mesi dell’anno sono state 26.481 le chiamate al numero verde 1522, l’84% sono arrivate da donne italiane, che nel 70% dei casi hanno figli. Lo riferisce la sottosegretaria alle Pari Opportunità, Maria Elena Boschi, presentando insieme alla consigliera in materia di Pari Opportunità, Lucia Annibali, a palazzo Chigi gli spot della nuova campagna di comunicazione per promuovere il numero gratuito antiviolenza e antistalking.

La presentazione si iscrive nell’ambito delle iniziative in vista del 25 novembre, Giornata intenzionale contro la violenza sulle donne. Di queste 26 mila chiamate, oltre 4 mila sono arrivate da donne vittime di violenza e 630 sono servite per denunciare casi di stalking.

“Il lavoro prosegue”, sottolinea Boschi che ha presentato gli spot alle colleghe riunite per il G7 a Taormina. “Sono stati molto apprezzati per il taglio scelto, senza immagini di donne con segni di violenza ma puntando sul coraggio e la denuncia“, conclude la sottosegretaria.

 

Ho presentato con @LAnnibali campagna comunicazione contro #stalking e #violenza di genere: 1522 numero nazionale assistenza vittime. Andiamo #avanti per approvare emendamento Governo che esclude stalking da novero reati estinguibili con condotta riparatoria. #sbloccailcoraggio pic.twitter.com/puKXglS3oY

— maria elena boschi (@meb) 17 novembre 2017

17 novembre 2017

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Scuola, Fedeli: “Costituiremo un Osservatorio strutturale sull’adolescenza”

Scuola, Fedeli: “Costituiremo un Osservatorio strutturale sull’adolescenza”

ROMA – Un Osservatorio strutturale sull’adolescenza per rispondere alle sfide educative che riguardano tutti. Lo ha annunciato la ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, in occasione del convegno ‘Adolescenti oggi. Nuova alleanza. Nuove sfide educative’ in corso al centro congressi Fontana di Trevi a Roma. Un osservatorio che avrà compiti di studio e rilevazione per produrre rapporti annuali in grado di orientare gli interventi legislativi e di sistema. All’Osservatorio parteciperanno tutte le componenti del sistema educativo: famiglia, scuola, istituzioni e società. L’appuntamento di oggi è una delle tappe del percorso di ascolto e di dialogo avviato con la comunità educante.

Fedeli: “Ascoltare gli adolescenti vuole dire non giudicarli”

“Questo lavoro- ha aggiunto Fedeli- andrà consegnato all’insieme della società, deve essere completato e poi andrà presentato al Paese con qualsiasi governo che democraticamente verrà eletto”. In quattordici audizioni, dal 10 maggio al 25 ottobre scorso, sono stati ascoltati studenti, dirigenti scolastici, docenti, famiglie, rappresentanze sociali, associazioni ed esperti.

Ascoltare gli adolescenti vuole dire non giudicarli, ascoltarli davvero, ed è necessario che tutto questo- ha sottolineato Fedeli- avvenga anche mettendo in rapporto la scuola e la famiglia per questo è fondamentale il rilancio del patto di corresponsabilità educativa che presenteremo il 21 novembre. Non può esserci scissione. C’è un nuovo alfabeto educativo che noi tutti dobbiamo recuperare”.


La due giorni avviata ieri e che si concluderà oggi pomeriggio è stata voluta dal Miur per creare dunque maggiore condivisione. “L’incontro- spiega la dirigente scolastica Maristella Fortunato– è infatti un momento di ulteriore audizione generale, per continuare a lavorare insieme, ascoltare ulteriormente e fare il punto su dove siamo arrivati”.

Nella giornata di ieri i gruppi di lavoro (adolescenti tra nuovi rischi e inedite opportunità; adolescenti nell’era digitale; adolescenti e nuova relazione educativa nella famiglia, nella scuola e nella società) hanno lavorato per produrre contributi e documenti che verranno discussi nei gruppi di lavoro che si terranno oggi pomeriggio. Contemporaneamente più di 80 ragazzi si sono sfidati nell’adolescen/Ack, un hackaton sui temi dell’incontro. Due le sfide proposte: Etica della tecnologia e alleanza educativa scuola famiglia. Per ogni tematica, durante la mattinata, è stato premiato il team vincitore.

17 novembre 2017

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Bikeconomy, in Europa vale 500 mld e occupa 70.000 addetti

Bikeconomy, in Europa vale 500 mld e occupa 70.000 addetti


ROMA – La bikeconomy in Europa vale 500 miliardi, occupa 70.000 persone e può far risparmiare 24 trilioni di dollari. In Italia vale 6,2 miliardi di euro ed è in costante crescita. È questo il quadro dipinto dal convegno ‘Nelle città l’economia viaggia più veloce in bici’ che si è tenuto questa mattina al Maxxi di Roma in occasione della seconda edizione del forum sulla bikeconomy.

All’incontro hanno partecipato il ministro delle Infrastrutture e trasporti Graziano Delrio, l’assessore alla Città in movimento di Roma Linda Meleo e altri protagonisti della bikeconomy. Temi centrali: sostenibilità, mobilità, smart city, salute, turismo, tecnologia e innovazione.

In particolare, il forum ha messo a confronto per il secondo anno consecutivo gli attori di uno dei segmenti più attivi e in crescita della moderna economia compatibile, quella legata alla bicicletta ed alle filiere, che ha aperto all’industria e alle infrastrutture per un giro di affari che in tutta Europa ha superato i 500 miliardi di euro. Aumentando l’utilizzo della bicicletta e di e-bike fino al 11% del totale dei trasporti mondiali entro il 2030 e fino al 14% entro il 2050 si potrebbero risparmiare nel mondo circa 24 trilioni di dollari in carburante, emissioni di anidride carbonica e costi diretti dei mezzi di trasporto.

Il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, con l’occasione ha commentato i contenuti della nuova legge sulla ciclabilità approvata il 14 novembre scorso dalla Camera che mette in campo per la prima volta una rete di ciclovie turistiche di oltre 6000 km con un finanziamento di oltre 424 milioni: “Oggi si celebra soprattutto un salto culturale. Lo Stato assume pienamente la pianificazione della mobilità ciclistica insieme alle Regioni esattamente come il sistema autostradale o il sistema ferroviario. Con questa legge la ciclabilità fa parte di una strategia di mobilità che diventa prioritaria nei centri urbani e per lo sviluppo del turismo del nostro Paese”.

“Abbiamo grande volontà di progettare a lungo termine quella che sarà la mobilità sostenibile della città di Roma“, ha spiegato invece l’assessore alla Città in movimento Linda Meleo. Presenti anche i campioni nazionali del ciclismo come Francesco Moser, Paolo Savoldelli e Davide Cassani.

17 novembre 2017

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A Napoli la marcia degli esclusi, studenti sfilano con i migranti. E chiedono giustizia per Bobb

A Napoli la marcia degli esclusi, studenti sfilano con i migranti. E chiedono giustizia per Bobb

NAPOLI  – “Noi non siamo la Buona scuola”. A ripetere lo slogan centinaia di studenti delle scuole superiori di Napoli e non solo che stamane hanno invaso il piazzale del centro commerciale della stazione della metropolitana a piazza Garibaldi. I ragazzi alzano cori contro il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli, contro Matteo Renzi ed in generale contro la misura dell’alternanza scuola lavoro. Intanto, in piazza Garibaldi si sono radunati associazioni del terzo settore, ragazzi dei centri sociali e migranti per la Marcia degli esclusi. A sovranintendere al raduno forze dell’ordine e polizia municipale.

“GIUSTIZIA PER BOBB”

Chiedono giustizia per Bobb Alagiee, il diciottenne del Gambia ferito venerdì scorso alla bocca a Gricignano d’Aversa con un colpo d’arma da fuoco esploso da uno dei soci della Cooperativa che lo accoglieva, Carmine Della Gatta. Il ragazzo è ancora in prognosi riservata all’ospedale Cardarelli di Napoli. A fare appello alle prefetture di Napoli e Caserta i manifestanti che sfilano lungo corso Umberto per la Marcia degli esclusi, corteo animato da studenti, ragazzi dei centri sociali, associazioni e migranti.


Animano la parte centrale della Marcia degli esclusi a ritmo di tamburi al grido di “Libertà, libertà” i tanti immigranti residenti a Napoli che hanno aderito alla manifestazione. Molti di loro vivono e lavorano, in modo stabile o saltuario, proprio nella zona che va dalla stazione centrale al centro storico e sono ‘noti’ a negozianti e residenti che li salutano con simpatia mentre sfilano.

“Sono italiano, sono napoletano e se non guadagnassi 2 euro al giorno non sarei qui. Non sono africano, sono napoletano smettete di trattarci male”, grida un migrante al megafono. A prendere la parola anche gli studenti medi che contestano il meccanismo dell’alternanza scuola lavoro. “È questa – sostengono – un’altra forma di sfruttamento“.

 

17 novembre 2017

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Omicidio Serena Mollicone, il papà. “Uccisa perché voleva denunciare traffico di droga”

Omicidio Serena Mollicone, il papà. “Uccisa perché voleva denunciare traffico di droga”

ROMA – Serena Mollicone, la 18enne di Arce, nel Frusinate, scomparsa l’1 giugno 2001 e ritrovata morta due giorni dopo in un boschetto, sarebbe stata picchiata con violenza e poi soffocata, probabilmente con un sacchetto intorno alla testa.

In base a quanto trapelato dai risultati della nuova perizia medico legale, le lesioni al capo sarebbero “compatibili” con l’urto su una porta sequestrata in un alloggio della caserma dei carabinieri di Arce.

Ricordiamo che per la morte di Serena Mollicone gli unici indagati, con le ipotesi di omicidio volontario e occultamento di cadavere, sono: l’ex maresciallo dei carabinieri di Arce, Franco Mottola, la moglie e il figlio.

Serena sarebbe andata nella caserma di Arce per denunciare lo spaccio di droga accusando in particolare Marco, il figlio del maresciallo Mottola, e lì avrebbe trovato la morte.

Guglielmo Mollicone, il papà della ragazza, alla luce dei nuovi sviluppi, si è sfogato ai microfoni di Radio Cusano Campus intervenendo a “La Storia Oscura”, trasmissione curata e condotta da Fabio Camillacci.

“Quel terribile primo giugno 2001 – ha dichiarato Guglielmo Mollicone- io non sapevo che Serena aveva deciso di andare nella caserma dei carabinieri di Arce per denunciare lo spaccio di droga che all’epoca caratterizzava il nostro paese. Se me lo avesse detto l’avrei consigliata diversamente: le avrei detto di andare in un’altra caserma e non nella tana del lupo. Ho sempre sostenuto che Serena fu uccisa nella caserma dei carabinieri di Arce e i fatti recenti mi stanno dando ragione. In precedenza con mia figlia avevamo parlato di questa spiacevole situazione e lei era disgustata da quello che succedeva e soprattutto dal fatto che nessuno prendeva provvedimenti: né la caserma dei carabinieri, né la parrocchia, né il Comune. Peraltro, Serena era amica di Marco, il figlio del maresciallo Mottola, visto che avevano fatto insieme le scuole medie. Il loro rapporto di amicizia si deteriorò nel momento in cui Marco cominciò a far uso di sostanze stupefacenti e a spacciare droga. Serena cercò di farlo ravvedere, ma, evidentemente lui decise di continuare sulla strada della perdizione”.

“Per quanto riguarda il grande traffico di droga che all’epoca c’era ad Arce- ha aggiunto il padre di Serena Mollicone a Radio Cusano Campus- i miei purtroppo non erano solo sospetti ma la realtà. Perché vedevo continuamente di fronte al mio negozio di cartoleria lo scambio di bustine e di dosi di droga senza che nessuno delle forze dell’ordine intervenisse. E non si trattava solo di piccola criminalità, ma dietro c’era anche la criminalità organizzata. Non bisogna dimenticare infatti che ad Arce, un mese dopo la morte di mia figlia fu scoperta la villa di un camorrista legato al clan degli ‘scissionisti’. Basti pensare che in quel periodo Arce dopo Roma e Napoli era la terza piazza italiana per spaccio di droga. Arce è risorta soltanto dopo la morte di Serena, visto che da 16 anni a questa parte non si sono più registrate morti per overdose. Per questo mia figlia è da considerare un eroe: il suo sacrificio ha messo fine a un pessimo andazzo e ha salvato la vita a tanti giovani. Serena insomma ha fatto quello che tanti amministratori, tanti uomini delle forze dell’ordine e tanti magistrati non hanno fatto”.

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17 novembre 2017

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Pd, in Calabria è esodo: in cento passano con Mdp dopo la visita di Bersani

Pd, in Calabria è esodo: in cento passano con Mdp dopo la visita di Bersani


REGGIO CALABRIA – Un documento con cento firme formalizza l’adesione a Mdp-Art.1, di consiglieri comunali, dirigenti sindacali della Cgil, ex amministratori pubblici, dirigenti del Pd e altri partiti del centrosinistra di Reggio Calabria e provincia. La recente visita in Calabria di Pierluigi Bersani, non è passata inosservata e già dalla presenze alla convention reggina, si percepivano adesioni di peso.

Quella più nota ha il nome Antonino De Gaetano, ex assessore regionale (prima giunta Oliverio, ndr) ed ex consigliere regionale dem, da tempo attivo per rientrare nell’attività politica. Fanno notizia anche i nomi di Demetrio Delfino, attuale presidente del Consiglio comunale di Reggio Calabria, e dei consiglieri comunali reggini, Nicola Paris e Filippo Quartuccio (che è anche consigliere metropolitano, ndr).

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Moltissimi anche i consiglieri e assessori dei comuni della provincia di Reggio Calabria che si legano ad Mdp, tra questi il sindaco di San Ferdinando: Andrea Tripodi. Nutrita la pattuglia di dirigenti sindacali in carica della Cgil calabrese e reggina, dirigenti di Pd ed ex amministratori, traditi dal venir meno “dell’impianto valoriale e dai principi fondativi del Pd”.

Il Partito democratico in Calabria aveva recentemente “perso” il consigliere regionale, Arturo Bova (presidente della commissione antindrangheta) passato ad Mdp. Inoltre come osservatore molto “attento” all’attività dei deputati Bersani e Speranza, c’è anche il consigliere regionale, Giovanni Nucera (Sinistra italiana).

17 novembre 2017

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Derby Roma-Lazio, ecco il piano per la sicurezza

Derby Roma-Lazio, ecco il piano per la sicurezza

ROMA – Garantire un’atmosfera di festa per uno dei derby più competitivi degli ultimi anni assicurando la sicurezza con 15 nuclei di pronto intervento per la gestione delle folle e 35 pattuglie della Polizia, tutti dislocati nella zona dello stadio. Bonifica delle aree verdi limitrofe alla ricerca di armi o oggetti atti ad offendere. Queste alcune delle azioni messe in campo questa mattina durante una serie di incontri di pianificazione per il derby tra il Questore Marino con il direttore generale della Roma Mauro Baldissoni ed il presidente della Lazio Claudio Lotito.

L’attività di prevenzione partirà già dalla serata di oggi con il presidio delle zone del centro storico normalmente frequentate dai tifosi ed una capillare attività di controllo del territorio. Un focus informativo della Digos servirà ad aggiornare ora per ora i servizi di sicurezza fino alla fine del derby.

Da domani mattina il centro operativo si sposterà allo stadio olimpico dove sono allestite 4 aree di sicurezza all’interno delle quali opereranno 15 nuclei di pronto intervento per la gestione delle folle e 35 pattuglie con i colori della Polizia di Stato pronti a fornire assistenza informativa per indirizzare sugli itinerari corretti. Anche in questa occasione, ai tifosi romanisti, è richiesto di arrivare allo stadio dalla direttrice piazzale Clodio, ponte della Musica e ponte Duca D’Aosta, mentre ai laziali è raccomandata la direttrice di afflusso Ponte Milvio/Tor di Quinto.

Tutte le aree verdi intono alla stadio saranno bonificate già da questa notte, mentre 2 fotocellule dei Vigili del Fuoco illumineranno, durate l’afflusso le arre golenali del Tevere. Una pilotina della Polizia di Stato pattuglierà invece lo specchio d’acqua.

17 novembre 2017

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Muore Riina, la figlia chiede silenzio e sui social elogiano il boss: “A tutti capita di sbagliare”

Muore Riina, la figlia chiede silenzio e sui social elogiano il boss: “A tutti capita di sbagliare”

ROMA –  “Tutti commettiamo degli errori, ma è stato un grande uomo”. “Almeno prima non c’era tanta immondizia come oggi”. “Mi dispiace, condoglianze alla famiglia”. Ci si imbatte anche in commenti del genere, in Rete, dopo la morte del boss corleonese Totò Riina.

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“Una persona può sempre sbagliare– scrive M. sulla pagina Facebook del ‘Corriere Agrigentino’- però bisogna saper perdonare, non condannare il prossimo. Avrà fatto tanti sbagli nella vita, ma ricordate che è un uomo e Dio ha detto che bisogna perdonare, non condannare. Condoglianze a tutta la sua famiglia”.

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Secondo P., invece, “non siamo nessuno per giudicare quest’uomo. Sarà Dio a giudicare. Riposa in pace”. Ma la rete, come sempre, si divide.

E allora, oltre a testimonianze di stima nei confronti del ‘capo dei capi’, ecco spuntare soprattutto su Twitter anche commenti dissacranti. “Rimarrai per sempre nei nostri acidi”, scrive S.. “Se la terra ti sarà lieve, ci aggiungeremo del cemento”, commenta P.. “Quello deve essere sciolto, ricomposto e ributtato nell’acido per l’eternità- dice E.- con tanto di diavoli che gli pisciano in testa. Altro che riposare in pace…”. Secondo V., invece, “per le bestie non c’è pietà”, mentre per M., Riina “deve bruciare all’inferno per l’eternità, in nome di Falcone e Borsellino per primi”.

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D., infine, scrive: “Ora va e insegna agli angeli come si conquista un Paese, facendo esplodere giudici e squagliando le persone nell’acido”. Operato due volte nelle ultime settimane per l’aggravarsi delle sue condizioni di salute, Riina, lo storico ‘capo dei capi’ della mafia, dopo l’ultimo intervento era entrato in coma ed è morto alle 3.37 di venerdì 17 novembre nel reparto detenuti dell’ospedale di Parma. Ieri aveva compiuto 87 anni.

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La figlia del boss Maria Concetta, intanto, pubblica su Facebook un’eloquente immagine: un dito sulle labbra e la scritta ‘shhh’ per invitare al silenzio dopo la morte del padre.

17 novembre 2017

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“La coca è pura”, ma il messaggio su Whatsapp arriva a un carabiniere. Arrestato

“La coca è pura”, ma il messaggio su Whatsapp arriva a un carabiniere. Arrestato

BOLOGNA – Ha sbagliato a memorizzare un numero di telefono. Ed è stato parecchio sfortunato, visto che il numero sbagliato apparteneva a un carabiniere. Così un uomo di 50 anni che a Reggio Emilia gestisce un ristorante è finito in manette con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. 

I Carabinieri di Gualtieri, stanotte, gli hanno sequestrato circa tre etti di droga, tra cocaina, hascisc e marjuana. Aveva anche due bilancini di precisione, 1.645 euro in contanti e materiale per il confezionamento. Dove teneva nascosta la cocaina? In una bomboletta spray che apparentemente sembrava un profumo e in una finta lattina: entrambe erano state svuotate e contenevano la droga.

I Carabinieri hanno deciso di puntare gli occhi su di lui dopo che ad un militare è arrivato un messaggio piuttosto strano: “La coca è pura“. L’utenza da cui era partito è risultata appartenere appunto ad un ristoratore e da quel momento i militari lo hanno tenuto sempre monitorato. Questa notte, poi, è scattato il controllo e l’arresto.

Alle 2.30, infatti, una pattuglia dei carabinieri della stazione di Gualtieri ha visto il ristoratore insieme a un giovane in un’area di sosta posta lungo la provinciale 63R. I due sono stati identificati e l’auto del ristoratore è stata perquisita: all’interno i Carabinieri hanno trovato, sparse su più punti, banconote di vario taglio per una somma complessiva di 1.645 euro.

Dalla tasca di uno zaino che si trovava in macchina è saltata poi fuori una bomboletta spray di profumo: era stata svuotata e ‘ritoccata’, e fungeva da nascondiglio per la droga. Dentro c’erano 6 dosi di cocaina (circa cinque grammi) mentre cinque grammi di hascisc venivano rinvenuti nell’altra tasca dello zaino. Il giovane che era col 50enne doveva acquistare una dose di ‘coca’, ma non aveva altra droga con sè e non è stato denunciato. A casa del 50enne i militari hanno trovato altra droga. 

Nella camera da letto c’erano altri tre grammi di cocaina e 217 di hascisc, mentre all’interno di una scatola per scarpe c’era un barattolo in vetro contenente 35 grammi di marjuana. Tutto lo stupefacente veniva sequestrato insieme ai 1.645 trovati in auto (e ritenuti provento di spaccio), ai due bilanci di precisione e al materiale per il confezionamento. I Carabinieri hanno trovato anche un agenda con trascritti nomi associati a numeri e una lattina di bevanda modificata in modo da occultare all’interno stupefacente: per farla sembrare piena e ‘normale’, era stata riempita con del gesso. Il 50enne è stato arrestato: dovrà rispondere di detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti.

di Marcella Piretti, giornalista professionista

17 novembre 2017

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“D’amore d’autore”, il 17 novembre arriva il nuovo album di Gianni Morandi

“D’amore d’autore”, il 17 novembre arriva il nuovo album di Gianni Morandi

ROMA – Arriva il 17 novembre il 40esimo album di uno degli artisti più popolari della musica italiana, Gianni Morandi. L’eterno ragazzo torna a cantare l’amore nel suo nuovo disco che conterrà 8 inediti scritti per lui da altrettanti cantautori. Elisa, Ivano Fossati, Levante, Luciano Ligabue, Ermal Meta, Tommaso Paradiso, Giuliano Sangiorgi, Paolo Simoni gli artisti che hanno realizzato i testi dei brani contenuti in “D’amore d’autore”. Il disco contiene  anche Onda su onda, il brano di Paolo Conte nel quale duetta con Fiorella Mannoia.

“D’amore d’autore” quattro anni dopo l’ultimo album di Morandi, “Bisogna vivere”,  e uscirà il 1 dicembre anche in formato 33 giri.

 

L’artista che a breve compirà 73 anni non vuole saperne di abbandonare le scene e dal 24 Febbraio partirà per un nuovo tour,  che lo porterà ad esibirsi dal vivo nei palasport di tutta Italia.

Tutte le date del tour

22/02 JESOLO (VE) Pala Arrex – DATA ZERO
24/02 RIMINI RDS Stadium
26/02 MONTICHIARI (BS) Pala George
28/02 CONEGLIANO (TV) Zoppas Arena
02/03 GENOVA RDS Stadium
03/03 TORINO Pala Alpitour
05/03 FIRENZE Mandela Forum
07/03 LIVORNO Modigliani Forum
10/03 ROMA Pala Lottomatica
12/03 EBOLI (SA) Pala Sele
13/03 NAPOLI Pala Partenope
15/03 REGGIO CALABRIA Palasport
17/03 ACIREALE (CT) Pal’Art Hotel
19/03 BARI Pala Florio
21/03 ANCONA Pala Prometeo
22/03 PADOVA Kioene Arena
24/03 BOLOGNA Unipol Arena
28/03 MILANO Mediolanum Forum

 

17 novembre 2017

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Arrivano a primavera 2018 le linee guide per l’acufene

Arrivano a primavera 2018 le linee guide per l’acufene

ROMA – Nella primavera del 2018 arriveranno le linee guida europee per il trattamento dell’acufene, un disturbo dell’udito che si manifesta come un fischio o un rumore percepito in assenza di una stimolazione sonora.

In Italia colpisce 3 milioni di persone, di cui 600mila di grado severo, mentre in Europa ne soffrono in 70 milioni e, per circa 7 milioni di loro, l’acufene rappresentano una condizione debilitante.

Quello che preoccupa di più sono però quei 57% di casi idiopatici in cui la patologia si manifesta senza cause precise, colpendo anche chi gode di un buon udito. Ma nonostante l’elevato impatto socio-economico, la ricerca per l’acufene è piuttosto limitata. Per questo l’Unione Europea ha approvato il finanziamento del Cost Action Tinnet, con lo scopo di creare un network di ricerca internazionale.

“La fase della diagnostica è molto importante- fa sapere all’agenzia Dire la dottoressa Alessandra Fioretti, otorinolaringoiatra e audiologa, responsabile scientifico del Tinnitus Center di Roma, ora nel team del working group del progetto europeo Cost Tinnet- e con i colleghi europei ci siamo confrontati perché le esperienze sono diverse da Paese a Paese. Il nostro obiettivo finale è cercare di arrivare a degli standard uguali per tutti, in modo da poter lavorare in maniera simile tra i diversi centri, e anche a grandi database con raccolta di dati che siano sempre più crescenti e corretti, proprio perché raccolti con criteri uguali per tutti”. Il progetto Cost Tinnet, intanto, ha visto collaborare specialisti di 27 diversi Paesi che hanno razionalizzato le esperienze mettendole a confronto e individuando elementi comuni per la definizione dell’acufene e il suo trattamento.


Gli esperti europei di acufene esprimono forte la necessità di un  approccio multidisciplinare alla malattia, che veda insieme otorini, audiologi, psicologi e ricercatori, per individuare la terapia migliore per ogni paziente.

“Per trattare l’acufene è importante seguire metodologie multidisciplinari- spiega la dottoressa Fioretti- andando a definire tutte le possibili cause di comorbidità, andando per esempio a fare uno studio più sostanzioso a livello della tiroide o di possibili malattie autoimmunitarie o di una possibile correlazione con una trombofilia”. Ci sono poi molti aspetti che non vanno trascurati anche quando c’è un udito normale ma c’è comunque l’acufene.

“Gli accertamenti vanno fatti e vanno considerati anche nell’ambito delle componenti somatosensoriali– aggiunge la responsabile scientifica del Tinnitus Center di Roma- in caso di acufene, infatti, ci può essere un collegamento con una compromissione a livello della colonna cervicale o dell’articolazione temporo-mandibolare, ed è molto importante non sottovalutare neppure la presenza dei disturbi del sonno. Si tratta di tanti aspetti che vanno considerati nel paziente e bisogna non sottovalutarli perché potrebbero portare ad un insuccesso terapeutico”.

L’acufene di grado severo è spesso associato a depressione, ansia e insonnia che comportano conseguenze socio-economiche importanti. In considerazione dell’aumentata esposizione al rumore nelle attività quotidiane e ricreative, il numero di persone colpite da acufene tenderà ad aumentare.

“Gli studi epidemiologici del settore- dice Alberto Eibenstein, responsabile del Tinnitus Center di Roma- rinforzano l’idea di questo crescente aumento dell’incidenza dell’acufene: i dati parlano di una prevalenza che va dal 10% al 15% della popolazione. Negli Stati Uniti si calcolano circa 45 milioni di americani che soffrono di acufene, mentre in Italia uno studio epidemiologico condotto dall’Istituto ‘Mario Negri’ di Milano ha evidenziato come anche nel nostro Paese ci sia una percentuale abbastanza sostanziosa, con 3 milioni di persone che soffrono di acufene e più di 600mila in forme severe”.

Ora, secondo gli esperti, è importante sottolineare che in alcuni casi non si riesce a definire bene una causa precisa dell’acufene:.

“C’è addirittura un 50% di pazienti che non ha una causa nota e si definiscono idiopatici- sottolinea Eibenstein- Ci può essere una causa di acufene anche in caso di udito normale, quindi non sempre l’acufene si associa ad una perdita dell’udito”. L’iniziativa Cost è nata nel 1971 come quadro intergovernativo di cooperazione europea nella ricerca scientifica e tecnologica. Il Cost finanzia progetti, detti ‘azioni’ (Action), che durano 4 anni. Nell’ambito dei 9 settori chiave scientifici e tecnologici il Tinnet si inserisce in quello della ‘Biomedicina e bioscienze molecolari’. Il Tinnet è un network di ricercatori nato all’interno del progetto europeo Cost con lo scopo di investigare le cause e le terapie più adatte ai vari tipi e sottotipi di acufene, per predisporre entro il 2018 un protocollo condiviso (linee guida) di gestione clinica per la diagnosi e il trattamento degli acufeni.

17 novembre 2017

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Scuola, la protesta degli studenti arriva al Miur: “Riprendiamoci i nostri diritti”

Scuola, la protesta degli studenti arriva al Miur: “Riprendiamoci i nostri diritti”


ROMA – “Lotta per la scuola, riprendiamoci i nostri diritti“. Con questo striscione alla testa del corteo, è partita la protesta degli studenti a Roma che si sono nuovamente mobilitati da Piramide in direzione Miur.

In occasione della giornata nazionale per il diritto allo studio del 17 novembre, circa un migliaio di ragazzi sono tornati a mettere sotto accusa il sistema scolastico. Sul banco degli imputati i finanziamenti al settore “assolutamente insufficienti” contenuti nella legge di Bilancio in questi giorni all’esame delle Camere, l’alternanza scuola lavoro, l’edilizia scolastica e ‘l’immancabile’ legge 107 su La Buona Scuola.

Da alcuni studenti, prima della partenza del corteo, anche un flash mob molto particolare. Alcuni ragazzi infatti sono rimasti in slip e boxer come forma di protesta contro le politiche sul settore “che lasciano in mutande la scuola”.

Come sempre tanti gli striscioni che accompagnano la protesta e a farla da padrone è il cantautore De Andrè e i suoi slogan rivisitati. Su tutti: “Dai ministri non nasce niente, dalla scuola nascono Fiori” o “vi credete assolti ma siete sempre coinvolti”. E ancora, “Porte, tetti e finestre senza fondi, il nostro tetto è celeste”. Infine, dalle cassi immancabili a tutto volume ‘Bella ciao’ e Modena City Ramblers.

17 novembre 2017

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L’Ordine di Malta insieme all’Austria rilancia l’impegno solidale

L’Ordine di Malta insieme all’Austria rilancia l’impegno solidale

ROMA   – “Considerando i tanti conflitti e le tante crisi nel mondo di oggi, l’Austria condivide pienamente con l’Ordine di Malta il bisogno di cercare nuovi efficaci modelli di assistenza umanitaria”. Lo ha detto il Presidente dell’Austria Alexander Van der Bellen, a conclusione della sua prima visita presso l’Ordine di Malta da quando è stato eletto nel gennaio 2017.

A riceverlo nella Villa magistrale di Roma, il Luogotenente di Gran Maestro del Sovrano Ordine Fra’ Giacomo Dalla Torre. In un clima cordiale, che riconferma i buoni rapporti che legano l’Ordine e l’Austria da oltre 250 anni, si è discusso delle varie attività di assistenza medica e sociale svolte dal servizio ospedaliero dell’Ordine di Malta in Austria, tra cui l’assistenza ai bambini malati terminali e alle loro famiglie, ai disabili e agli anziani.

Non da ultimo, sono stati illustrati anche i progetti di sostegno e integrazione per i migranti e i rifugiati, a cui l’Ordine fornisce servizi in molti Paesi, tra cui anche l’Austria attraverso il Gran Priorato e il Malteser Hospitaldienst, sostenuti a loro volta da Vienna.

“Sono rimasto molto colpito dalle vostre attività internazionali, che spaziano dall’assistenza umanitaria a progetti molto concreti in così tanti Paesi”, ha aggiunto il presidente austriaco Van der Bellen.

“Grazie al costante sostegno offerto dal vostro paese, il nostro Gran Priorato e il Malteser Hospitaldienst sono da anni impegnati in Austria, in una grande varietà di progetti medico-sociali che includono servizi di assistenza per i rifugiati in molte città” ha detto Fra’ Giacomo Dalla Torre.

Per rilanciare il lavoro comune in ambito solidale, nel 2006 l’Ordine di Malta e il Ministero degli Esteri austriaco hanno siglato un Accordo di Cooperazione che tuttora finanzia alcune attività internazionali tra cui l’Ospedale della Sacra Famiglia a Betlemme, in Palestina. Nella struttura, gestita dall’Ordine di Malta, dal 1990 ad oggi sono nati quasi 80mila bambini, ed è l’unica della regione ad offrire un reparto di neonatologia intensiva.

17 novembre 2017

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Il dialetto va di moda, il 63% dei ragazzi italiani lo utilizza abitualmente

Il dialetto va di moda, il 63% dei ragazzi italiani lo utilizza abitualmente

ROMA – Il dialetto è tornato di moda. Se fino solo a un decennio fa espressioni e modi dire locali sembravano  destinati a scomparire, ora la tendenza sembra essersi invertita. Grazie sopratutto ai social media, i dialetti stanno infatti diventando sempre più popolari, soprattutto tra i giovani.

Il 63% dei ragazzi italiani ha dichiarato di utilizzarlo abitualmente ed è incuriosito da espressioni tipiche di altre regioni. Questa lingua, perché di lingua a tutti gli effetti si tratta, oltre ad avvicinare i ragazzi infatti, ricopre un ruolo importante nella tradizione delle varie città del nostro paese.

Desiderio di creare un legame forte con la propria famiglia (67%), volontà di conoscere la storia di determinati termini ed espressioni (59%) o possibilità di arricchire il proprio parlato con espressioni colloquiali (52%). Sono queste alcune delle ragioni per le quali 6 giovani su 10 utilizzano il dialetto e sono incuriositi dalla possibilità di impararlo.

La differenza sostanziale rispetto al passato sta nella scelta dei dialetti che i giovani utilizzano. Se in passato si parlavano solo quelli usati in famiglia, oggi i ragazzi sono curiosi di conoscere frasi e termini di molti dialetti italiani. Questo è dovuto soprattutto all’importanza che hanno assunto determinati personaggi, pagine social e serie tv nella cultura del nostro Paese.

E’ quanto emerge da uno studio di Baci Perugina effettuato con metodologia WOA (Web Opinion Analysis) in occasione del lancio della Special Edition “Parla come… Baci” e del video virale di Casa Surace “Le migliori frasi della Nonna”. L’indagine è stata condotta su circa 3500 italiani, uomini e donne di età compresa tra i 18 e i 65 anni, attraverso un monitoraggio online sui principali social network, blog, forum e community dedicate, per scoprire che ruolo ha il dialetto nella vita dei giovani italiani.

 

I dialetti patrimonio immateriale di grandissimo rilievo

È importante che i giovani mantengano l’uso del dialetto, in quanto le lingue locali rappresentano un patrimonio culturale rilevantissimo -afferma Riccardo Regis, professore associato di Dialettologia Italiana all’Università degli Studi di Torino-. I dialetti, infatti,  costituiscono un patrimonio immateriale di grandissimo rilievo che può aiutarci a meglio interpretare la realtà circostante, dalle tradizioni locali ai nomi di luogo. Se in molti casi i ragazzi utilizzano forme dialettali appartenenti ad altre realtà, ciò è dovuto alla forza di diffusione dei media (come la radio e la televisione). Rispetto al passato il futuro del dialetto è da considerarsi più roseo, essendosi ormai stabilizzato, secondo i dati ISTAT, l’uso congiunto di italiano e dialetto in famiglia””.

Il dialetto rafforza il legame con la propria famiglia

Ma perché i giovani vogliono imparare il dialetto? In primis per il fatto di voler mantenere un legame con la propria famiglia (67%), non è raro infatti entrare in contatto con espressioni dialettali quando ci si ritrova fra parenti. Questo porta al desiderio di ricercare il significato di questi termini (59%) e la storia che ha portato alla loro creazione. Motivazioni importanti sono anche il desiderio di arricchire il proprio parlato con espressioni tipiche della propria regione (52%) e il desiderio di creare un linguaggio colloquiale con gli amici (46%).

I media e il dialetto

Che cosa li incuriosisce dei dialetti delle altre regioni? La ragione principale sta nel fatto di voler scoprire il significato e la storia di alcune espressioni tipiche (59%), che nel corso degli anni si stanno smarrendo. Altro motivo importante è la volontà di andare a conoscere un fenomeno che ultimamente si sta sviluppando su internet (51%).

Online, infatti , spopolano youtuber, influencer e pagine Facebook e Instagram interamente dedicate a questo tema. Dal veneto al napoletano, dal milanese al romano, Facebook e Youtube in particolare offrono personaggi sempre nuovi che utilizzano il dialetto. Si passa dai remake dei film alle parodie delle canzoni fino ad arrivare alle candid camera e alle immagini. Anche se non si tratta del loro dialetto, i ragazzi risultano interessati a qualsiasi tipo di contenuto interessante che il web offre.

Altro mezzo che incuriosisce i ragazzi alla conoscenza del dialetto è la televisione (58%). Grazie all’avvento di serie tv come Gomorra e Romanzo Criminale e programmi comici come Made in Sud questa piattaforma è riuscita ad avvicinare molti ragazzi alla tradizione dialettale del nostro paese.

Il napoletano e il romano spopolano nel Nord Italia

Esistono dei dialetti che destano più curiosità di altri nei giovani. Primo fra tutti il napoletano (56%), che grazie a suo gergo simpatico e alle sue frasi conosciute in tutto il mondo risulta il dialetto che desta più interesse. Appena dietro troviamo il romano (48%), parlata goliardica per eccellenza tipica del centro-sud del nostro paese. Molto apprezzati anche il veneto (42%), dialetto molto conosciuto e riconoscibile nell’Italia del Nord. Anche il milanese (37%) e il piemontese (29%) vantano numerosi seguaci.

Ma in che zona d’Italia i giovani utilizzano maggiormente un dialetto che non è il loro? Sicuramente nel Nord Italia (51%). Città come Milano e Torino sono molto attratte dai dialetti del Sud Italia come quello napoletano e quello romano, soprattutto per le origini meridionali di molti ragazzi. Anche fra i ragazzi del Centro Italia è molto diffusa questa pratica (29%). In generale, come nel caso del Nord, si cerca di imparare frasi e espressioni tipiche del Sud. Per quanto riguarda il Sud invece, il fenomeno è ancora agli inizi, ma anche in questo caso i dialetti di altre parti d’Italia destano curiosità, essendo spesso motivo di ironia (20%).

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LE 10 ESPRESSIONI DIALETTALI PIU’ APPREZZATI DAGLI ITALIANI:

  • NAPOLETANO-  Jamm bell
  • ROMANO-  Daje
  • SICILIANO-  Talè (in alternativa Camurrìa)
  • MILANESE-  Va a ciapà i ratt
  • GENOVESE-  Belin
  • PERUGINO- Gimo cocchi
  • PUGLIESE- Mo
  • VENETO- Magna e tasi
  • PIEMONTESE-  Fuma c’anduma?
  • TOSCANO-  Mi garba
17 novembre 2017

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